sabato 28 febbraio 2009

Teppaglia fascista

Stamattina a piazza Sacro Cuore i neofascisti di Forza Nuova si riuniranno per dare sfogo ai loro latrati contro i manifesti atei dell’UAAR. Durante la manifestazione, srotoleranno uno striscione con la conciliante scritta “la buona notizia è che Dio esiste, la cattiva è che si vergogna d’aver creato i rom”. Vorrei scrivere un articolo “pacatamente e serenamente”, ma come si fa ad essere sereni o composti di fronte a questa flagrante degenerazione della democrazia? Non bisogna prendersela con questi scarti culturali: nelle società avanzate, purtroppo, esisteranno sempre dei semianalfabeti pronti a gridare la propria violenza gregaria. Il dramma è che nessuno s’indigna! Questi squadristi possono gridare le loro bestialità tranquillamente negli organi di stampa locali, senza essere sommersi da insulti e fischi d’indignazione. Non molto tempo fa il borgomastro di Colonia Schramma apostrofò le bestie da selva riunite nella propria città (tra i quali l’eurodeputato Borghezio) “cricca marcia di eurofascisti”, invitandoli ad andarsene dalla città in quanto ospiti non graditi. Da noi invece, il giornale online del centro-destra, che si fregia del nome di “Abruzzo liberale”, addirittura ospita il loro farneticante comunicato senza alcun commento. Ebbene, di liberale un giornale che dà spazio a questo materiale escrementizio non ha nulla, ma proprio nulla! Andassero a rileggere i padri del liberismo: Mill, Smith, Locke e gli altri grandi filosofi, se ne sono capaci! La democrazia è intollerante unicamente verso l’intolleranza, vale a dire, contro quelle forze regressive che impediscono la libera convivenza degli individui, tutti uguali per dignità e diritti. Invocare Dio per giustificare l’odio razziale è un segnale pericolosissimo, irresponsabilmente sottovalutato dai nostri organi di stampa fruffrù, che riportano asetticamente la notizia, come si trattasse del mercatino dell’usato. Ricondurre le differenze etniche, culturali e sociali ad una radice ultima trascendente (Dio) o meno (la natura) è la forma più radicale di razzismo, lo stesso che ispirò le leggi razziali nella Germania nazista, seguita a ruota dall’italietta fascista. Ma in fondo, come dar torto a questi selvaggi? Col sindaco di Roma che si vanta di avere al collo la croce celtica, il presidente del consiglio che sostiene che Mussolini mandasse la gente in vacanza, Licio Gelli (ispiratore del programma dell’attuale governo) che si dichiara orgoglioso di essere rimasto fascista, queste teste rasate si sentono giustificate nella loro violenza.
Infine, è miserevole sia per i credenti che per i non credenti lo spettacolo della classe dirigente che riduce il cristianesimo a ideologia. Vorrei concludere lasciando la parola al vescovo di Chieti Bruno Forte, che, lui sì, del Cristianesimo parla con autorevolezza: “se il cristianesimo è la religione della rivelazione e dell’obbedienza della fede, esso non potrà essere contrabbandato con alcuna ideologia, né potrà essere svenduto come supporto di una delle forze in gioco.” (L’essenza del Cristianesimo, Milano, Mondadori, p. 48).

mercoledì 25 febbraio 2009

Mare nostrum, mare lorum




Su La Repubblica di oggi, versione cartacea, è comparsa un’inchiesta realizzata tra Abruzzo e Molise avente ad oggetto l’attività delle rispettive flotte pescherecce, ed il relativo impatto sulla flora e la fauna adriatica. Il quadro che ne esce è allarmante, al pari del silenzio che circonda il problema: ho dato un veloce sguardo agli organi di stampa nostrani, cartacei, telematici o televisivi che siano, ma non ho trovato cenni al servizio di Repubblica. Nel caso dei giornali cartacei è comprensibile per ragioni tecniche, ma non può dirsi la stessa cosa per le Tv ed i quotidiani online, che ben avrebbero potuto aggiornare per tempo i proprio contenuti.

L’articolo in questione denuncia la pressoché totale assenza di regole, e a maggior ragione di controlli, che regnerebbe nel mondo della marineria. Pescatori che denunciano non più di un terzo di quanto realmente pescato; armatori senza scrupoli che aggirano il fermo biologico con imbarcazioni ormeggiate nei porti croati, che utilizzano in sostituzione di quelle italiane nei periodi di fermo; guerre fratricide tra flotte di diverse regioni per il controllo di determinate porzioni di mare, con tanto di manovre intimidatorie e persino affondamenti (tentati o consumati); utilizzo indiscriminato di reti capaci di pescare i pesci di piccole dimensioni, in barba alle leggi sulla tutela delle speci; e la sfilza dei comportamenti controversi potrebbe continuare a lungo.

A fare da sfondo a questa selvaggia razzia vi sarebbe il controllo del mercato all’ingrosso da parte di pochi tycoon del grossismo, capaci da soli di determinare i prezzi su scala nazionale, a danno ovviamente dei piccoli armatori. Nonché l’individuazione di alcuni “porti franchi” (è proprio il caso di dirlo) grazie ai quali è possibile, forse con la compiacenza delle autorità portuali locali, commercializzare quel pesce che per varie ragioni è vietato pescare, e quindi vendere in qualsiasi modo (perché troppo piccolo, protetto, in estinzione ecc.). Tra essi, insieme ad una serie di porti del profondo Sud, vi sarebbe anche quello di Ortona.

Nella’articolo si parla anche del commercio di scogli ripieni di datteri di mare, un pregiatissimo (e pare prelibato) frutto di mare protetto dalla legge perché, per pescarlo, è necessario frantumare le rocce all’interno delle quali trova rifugio, causando la totale distruzione dell’habitat in cui vivono decine di specie animali e vegetali. Tra i ristoranti che lo servono vengono citati (senza specificarne il nome) alcuni ristoranti situati nel tratto di costa compreso tra Pescara e Francavilla: non serve neanche essere clienti abituali, basta insistere un pò. Se qualcuno di voi li conosce, vi prego di segnalarmeli.

Mi preme chiarire che la marineria, in questa storia, è la vittima più che il carnefice. Del resto lo stesso articolo di Repubblica lo sottolinea: i pescatori, un tempo ricchi, oggi sono diventati poveri, schiacciati tra le pressioni dei grossisti che li spingono ad infrangere le regole, la paura dei controlli che li sollecita in direzione opposta, e la stretta economica che si fa sempre più soffocante, soprattutto a causa dell’aumento vertigonoso dei prezzi del carburante. Insomma: in situazioni disperate non si va troppo per il sottile. Nei mercati ittici il pesce viene venduto a 50 centesimi il chilo, per poi finire, dopo poche ore, in qualche banco del “fresco” della grande distribuzione a 16 €.

Il quadro è desolante: secondo alcune stime, di questo passo il mare Adriatico, un tempo florido e rigoglioso, entro il 2013 sarà sostanzialmente privo di pesce (almeno di quello “pescabile”, cioè che fa parte della nostra dieta tradizionale). A meno di improbabili svolte verso regole più rigide e severe. Quale sarà l’impatto sull’economia di una piccola regione come l’Abruzzo? Quali conseguenze sul turismo? Eppoi, consetitemi di fare il romantico: chi ci garantisce che il nostro mare, unico al mondo per la straordinaria varietà di colori che riesce ad offrire, manterrà la stessa bellezza di un tempo? Queste domande le rivolgo a tutti quei politici bolsi che vaneggiano sproloqui sul territorio.

lunedì 23 febbraio 2009

Abruzzesi malmenati a Bologna al grido "terroni di merda"


Se fosse successo altrove, per esempio a Treviso o a Caravaggio (comune del bergamasco insignito del poco prestigioso titolo di città più xenofoba d'Europa dalla stampa estera), probabilmente non avrebbe fatto notizia, o comunque sarebbe stato rubricato come ordinario esempio della crescente intolleranza padana. Ma se succede a Bologna la rossa, e se gli autori non sono i soliti skinhead deviati, ma un gruppetto di normalissimi (passatemi questo termine) ragazzoni settentrionali, magari un pò destrorsi ma non esattamente degli estremisti, allora c'è da essere molto più preoccupati (non che se fossero stati dei nazi c'era da stare allegri, beninteso).

I fatti sono meglio descritti qui, in un articolo del Messaggero online. In breve, tre ragazzi abruzzesi, di cui uno di Pescara, sono stati aggrediti, insultati e malmenati a causa del loro essere abruzzesi, e per giunta di sinistra (visto che uscivano da un circolo Arci). Come detto, gli aggressori sembrano che non siano appartenenti all'estrema destra locale, ma comuni cittadini del Nord Italia in cerca di un pretesto per sfogare la loro rozza e cieca ignoranza, in piena sintonia con l'orgia collettiva da squadrismo che si respira attualmente nel paese. Nella speranza che i fatti si possano ridimensionare con i maggiori accertamenti che faranno le forze dell'ordine (ma non ci spero più di tanto), credo che sia doveroso denunciare questo inaccettabile stato di cose. Il clima nel nostro paese sta degenerando di giorno in giorno. Gli stupri commessi diminuiscono (secondo il Ministero e anche secondo il Premier) ma il delirio da stupro aumenta vertiginosamente, portando con sè una serie di conseguenze nefaste (tra cui l'avanzata dell'equazione stupratore=romeno/rom). I reati commessi tra le mura domestiche imperversano, invece, nella più totale indifferenza dell'opinione pubblica. Secondo dati Eures/Ansa, la famiglia oggi in Italia uccide più della mafia, come si può leggere qui.

Il governo nazionale, seguito a ruota da tutte le destre locali e da taluni amministratori di sinistra, da buon imprenditore della paura investe politicamente sulla sicurezza finta, autorizzando quella che è una vera e propria anticamera dello squadrismo, cioè la ronda (padana o meno che sia). Lo Stato delega la tutela dell'ordine ai privati, rinuncia ad una delle sue caratteristiche principali: il monopolio nell'uso della forza (legittima, perché prevista dalla legge e circondata da garanzie e contrappesi). Per trovare esempi di coercizione privata bisogna risalire al Medioevo, quando la sicurezza di un certo territorio era affidata al signorotto locale e ai suoi prezzolati.

La Repubblica nel frattempo denuncia l'infiltrazione dei partiti nelle ronde a livello locale (qui): d'altronde è comprensibile, poiché esporre questo o quell'altro simbolo in quelle circostanze porta voti, e anche parecchi. Ora certamente il caso di Bologna non ha direttamente a che fare con le ronde. Ma è indubbiamente espressivo di un clima, che è pericoloso legalizzare.

Dobbiamo aver paura di girare per le strade delle città settentrionali, solo perché mentre parliamo al telefono diciamo sabbato invece di sabato? Ma anche il Sud non è immune dai rischi di degenerazione, sebbene il pericolo sia minore e diverso (limitato agli stranieri, dato che noi certamente non picchiamo la gente solo perché parla alla velocità della luce o perché rinuncia pronunciare le consonanti, alla toscana). A Lampedusa, un giovanotto locale bruno e con la pelle scura, è stato picchiato perché scambiato per magrebino: lo credevano in fuga dal CPT.

In nome della sicurezza, saremo tutti meno sicuri. Però almeno i froci e i comunisti potranno essere liberamente picchiati.

giovedì 19 febbraio 2009

L'Abbbruzzo agli abbbruzzesi!

Il calice di Toyo Ito si è spaccato a metà. Il materiale dal nome impronunciabile di cui è fatto ha ceduto al freddo di questi giorni. Imbarazzo per la giunta comunale e per i “mecenati”, argomento di polemica per l’opposizione, motivo di esultanza per gli idioti. Non voglio ora entrare nel merito né della scelta di una tale opera, né sulla sua collocazione, né sull’opportunità di realizzarla in cambio del mantenimento dell’inceneritore-cementificio dove si trova attualmente. Vorrei solo dire che è desolante lo spettacolo delle greggi che di fronte ad un evento che colpisce Pescara e la sua immagine si sentono autorizzati a dare sfogo al più miserevole livore qualunquista. Beceri gruppi di scherno verso Toyo Ito proliferano su Facebook, il partito degli uomini qualunque (destra, sinistra, tutti uguali! come il tizio al bar di Ecce Bombo) convoca a raccolta i suoi membri per gridare al mondo la propria arroganza gregaria. Finanche il più insignificante dei portaborse, il più vile dei faccendieri si sente autorizzato a dileggiare ciò che sfugge alla sua comprensione. Una rivalsa verso l’arte, inutile (non-subordinata-all’utile) come la letteratura e la musica, e che in un paese che regredisce verso il fascismo è sempre più oggetto di scherno e derisione. È intervenuto anche il grande intellettuale ed orgoglio d’Italia Vittorio Sgarbi, che, investito dal suo prestigio internazionale di critico d’arte e del suo eloquio raffinato, ha detto che il calice di Toyo Ito “fa schifo”.
I giornali nazionali, che non c’erano all’inaugurazione della prima opera di Toyo Ito in Italia, e sono sempre dimentichi di Pescara a meno che non si tratti di metterla in ridicolo, hanno dedicato la loro attenzione al calice rotto. Il TG5 e SKY, che mi sembra non ci fossero né al festival del cinema diretto da Ghezzi né all’inaugurazione dell’ex-Aurum, hanno fatto lunghi servizi sull’accaduto, trattando Pescara come una curiosità digestiva.
I giornali locali, dal canto loro, danno voce al qualunquismo più sciatto. Ad eccezione del Messaggero, che ha pubblicato un’intervista a Cesare Manzo, Benedetta Spalletti e Sandro Visca (in cui si chiede maggior rispetto verso l’arte), i nostri quotidiani hanno celebrato ampiamente la volgarità trionfante perché, come dice Gramsci, “le bestialità dette dagli italiani sono rivelazioni, dei tesori nascosti”. Ecco, i nostri tesori nascosti sono “il calice di D’Alfonso”, “anziché valorizzare gli artisti locali”, “bisognava invece valorizzare i talenti del territorio”! Un evento increscioso trasformato in apoteosi dell’autarchia culturale! E allora forza, mettiamo un’opera di Cetteo da Roccacannuccia, o “la presentosa” di Carneade da Brittoli, così faremo contenti al contempo masse e classe dirigente!
La cosa più stucchevole è che non si sia levata nemmeno una voce contro i cori della banalità. Il critico d’arte del lunedì mattina ci è anche venuto a dare dei provinciali. Ecco, uno che suggerisce di bruciare i libri, come i suoi predecessori di qualche tempo fa, e dà agli abruzzesi dei provinciali (ma al di fuori dell’italietta televisiva, chi lo conosce questo esteta di paese, questo frutto fuori stagione?), un personaggio del genere ha spazio sui giornali. Galleristi come Cesare Manzo e artisti come lo scomparso Cascella non hanno e non hanno avuto uno spazio adatto. La cultura italiana precipita verso l’autarchia, celebrata dall’isteria delle masse e certificata dal basso ventre degli intellettualucci di regime. Tutto ciò che possiamo dire, è che speriamo in tempi migliori. In fondo, grandi figure come Gramsci, Nietzsche e Van Gogh hanno vissuto da reietti, mentre il raglio dei mentecatti e degli zotici ha sempre avuto gran fortuna, almeno nel loro presente.

domenica 8 febbraio 2009

Francavilla come Catania


Francavilla al Mare come Catania. Per il momento è ancora prematuro affermarlo, ma ci sono una serie di elementi che lasciano presagire il peggio per una città che una volta era il fiore all’occhiello della costa teatina. Decenni di incuria, di cementificazione selvaggia, di invasione caotica dell’arenile, che in alcune zone della città è ormai praticamente assente. L’ultimo scempio in ordine di tempo, lo sappiamo, è il resort/complesso residenziale (non è ancora chiaro) che sta pian piano sorgendo sulla spiaggia al confine con Pescara. Oggetto di innumerevoli polemiche, per lo più relative alle presunte irregolarità procedurali verificatesi nella fase autorizzativa, il resort/residence ha tutta l’aria di essere un nuovo ecomostro, una sorta di Punta Perotti abruzzese. Aldilà delle questioni amministrative, comunque, resta la sconcertante scelta strategica di fondo, che la dice lunga sulle politiche del turismo adottate in Italia: in nessun paese civile il lungomare potrebbe essere attraversato perpendicolarmente da un complesso edilizio intensivo come quello barese. Non sorprende, allora, che l’Italia sia recentemente stata spodestata da altre nazioni (Spagna in primis) nella classifica dei paesi più visitati, dopo anni di assoluto primato. Alla lunga, le nostre scelte mostrano la corda, e Francavilla è un po’ il simbolo nostrano di questo processo storico di declino lento e inesorabile.

 

La situazione finanziaria del comune è la punta dell’iceberg. L’ex sindaco Angelucci nega che vi sia un buco di bilancio. Il nuovo sindaco Di Quinzio non perde occasione per ribadire che le casse sono vuote e che in queste condizioni non si può lavorare serenamente. In realtà vi sono pochi dubbi sull’esistenza di debiti ingenti, quello che resta da accertare è l’entità degli stessi. Le ipotesi peggiori parlano di un vero e proprio dissesto finanziario: qualcuno sostiene addirittura che solo di interessi il comune sarebbe costretto a pagare più di quello che incassa (si badi bene: solo di interessi!). Alcuni dipendenti non prendono più lo stipendio, altri hanno visto il loro contratto non rinnovato, per non parlare poi di certi servizi che potrebbero essere non più garantiti dalle imprese affidatarie, ormai stanche di lavorare sulla fiducia. A cominciare da servizi essenziali come la raccolta rifiuti e le mense scolastiche. Insomma, in una parola una nuova Catania.

 

Ad aggravare la situazione la diminuzione dei trasferimenti da parte dello Stato, complice l’abolizione dell’Ici. E sullo sfondo la prospettiva del federalismo fiscale, secondo cui ognuno potrà spendere soltanto i soldi che ha. Si capisce, allora, perché Angelucci sia passato al MPA, l’unico partito della maggioranza di governo che ha espresso riserve sul federalismo. Ma questo non aiuterà i francavillesi ad uscire dal vicolo cieco in cui si ritrovano, loro malgrado. L’impressione è che di questo caso se ne occuperà presto la magistratura, ed un nuovo scandalo andrà ad aggiungersi alle già ricca cronaca giudiziaria abruzzese.

venerdì 23 gennaio 2009

Campanilismo made in Eagle



Ieri mattina il Consiglio comunale de L'Aquila ha vergato l'ennesimo episodio della saga Campanilismo made in Eagle. Da un pò di giorni, cioè da quando erano iniziati a circolare i nomi dei componenti la nuova giunta regionale, diversi esponenti politici aquilani, seguiti dall'opinione pubblica della città, avevano iniziato a mandare preoccupanti segnali di crisi nevrotica. Poi, dopo l'ufficializzazione della giunta, il dramma umano si è materializzato. Basta leggere anche soltanto i titoli del solito Capoluogo.it (la lettura degli articoli nella loro completezza ve la sconsiglio, a meno che non siate sul punto di suicidarvi e siete in cerca di un qualsiasi pretesto credibile) per farsi un'idea della bolsaggine dei nostri amici aquilani. "NASCE IL COMITATO DI BASE PER LA DIFESA DELL'AQUILA"; "L'AQUILA ESCLUSA, PETIZIONE IN CITTA' "; "UMILIATO IL CAPOLUOGO DI REGIONE"; "LETTERA APERTA AL PRESIDENTE CHIODI". Nonché, dulcis in fundo, l'esclusiva rubrica dal contenuto esplosivo destinata a segnare per sempre la storia della regione: "TUTTI GLI SCIPPI SUBITI".

La novità è che il nemico non è più (soltanto) Pescara. Come città più popolosa, produttiva e dinamica della regione, al centro di un'area metropolitana che contiene più di un terzo degli abruzzesi, conta 2 assessori su 10. Lo stesso numero dell'area marsicana, che non ha esattamente lo stesso peso. Ma figuriamoci se da queste parti ci mettiamo a fare storie del genere. Anche perché, se volessimo farlo, potremmo dire per esempio che, nonostante Pescara sia la città più importante d'Abruzzo, non riesce ad esprimere un presidente di regione dagli anni '70. Eppure nessun pescarese si sbraccia.

Il nuovo nemico numero uno è la sovrarappresentata Teramo. Ex cenerentola d'Abruzzo. Ex città sfigata a cui andavano le briciole rimaste dopo l'assalto dei famelici pescaresi, dei frustrati aquilani e dei boriosi teatini. Ora Teramo ha il presidente, che secondo l'arcano manuale politico aquilano varrebbe doppio. Il quale si è portato 4 assessori di fiducia, più o meno teramani (più è uno come Venturoni, meno è uno come Morra, foggiano trapiantato a Teramo). Risultato: Teramo batte L'Aquila 6 a 0, quindi giù col solito ridicolo piagnucolismo.

Tra i registi dell'operazione salvalaquila una vecchia conoscenza. Lo so, avete già indovinato. E' proprio lui, l'immarcescibile Antonio Verini, esponente fossile dei Liberaldemocratici di cui è unico rappresentante e quindi anche capogruppo di sé stesso (stessa cosa faceva in consiglio regionale prima di essere trombato alle ultime elezioni).

Ma attenzione: "Nessuno pensi che siamo di fronte a una battaglia di campanile".

martedì 20 gennaio 2009

Un articolo patetico di Abruzzo Liberale: Chiodi e Obama


Riporto alcune parti di un articolo apparso ieri su Abruzzo Liberale, giornale on-line del centrodestra nostrano, a firma di Nicola Facciolini. Nello scritto, intitolato "insediamento di Gianni Chiodi e Barack Hussein Obama" (da notare l'utilizzo per esteso del secondo nome del neo-presidente americano) l'autore si lancia in un patetico paragone tra Chiodi ed Obama. Mi sono divertito a commentarlo, inserendo tra parentesi ed in corsivo le mie aggiunte.



- "Ma cosa hanno in comune i nostri due Presidenti Chiodi e Obama (ECCO INFATTI, SPIEGATECELO) che prima o poi, lo crediamo fermamente, si incontreranno davvero alla Casa Bianca e a L’Aquila? (CERTO, SARA' UNO DEI PRIMI VIAGGI ISTITUZIONALI DI OBAMA)".

- "Obama ha vinto in pompa magna [...] grazie anche a Internet. [...] In Abruzzo non abbiamo ancora capito le potenzialità di Internet (CHE POVERI STUPIDI CHE SIAMO, CHIODI VOLEVA PURE UTILIZZARLO INTERNET MA NOI NON AVREMMO CAPITO). Dunque Chiodi ha vinto in maniera meno spettacolare (E GRAZIE, CON QUELL'ARIA FRUSTRATA CHE HA)."

- "Chiodi è il Governatore d’Abruzzo, eletto direttamente dai cittadini nel nuovo partito del Centrodestra (PdL, ossia il Ppe europeo) (IN REALTA' IL PPE HA GIA' FATTO SAPERE PIU' VOLTE CHE HA PIU' DI QUALCHE REMORA SUL PDL, PERCHE' CONTIENE GENTE PSEUDO-FASCISTA COME LA MUSSOLINI E CIARRAPICO)".

- "L'Abruzzo e l'America hanno molto da vivere e condividere insieme con Gianni e Barack (SI OK, MA COSA?)".

- "Chiodi non possiede la valigetta nucleare, la chiave della difesa globale strategica. Non dovrà “rinnovare” i trattati sul disarmo NBC con la Russia e le altre superpotenze nucleari (ECCO APPUNTO, COSA C'ENTRA CON OBAMA?)".

- "Lunedì 19 gennaio 2009 è il giorno del “giuramento” di Gianni Chiodi, neo eletto presidente della Regione che ha finora mantenuto la sua promessa di cambiamento (MANTENUTO? MA SE HA APPENA COMINCIATO?!)".

- "Dunque, è giunta l’ora della responsabilità di governo, non delle chiacchiere e delle spartizioni di poltrona (CIOE' QUELLO CHE STA FACENDO IL PDL)".

- "Un altro elemento hanno in comune i due presidenti (FINO AD ORA NON NE AVETE DETTO NEANCHE UNO CHE CI ABBIA CONVINTO, COMUNQUE SENTIAMO): piacciono agli elettori con la loro aria “pulita” dopo le tante facce di bronzo e gli oggetti non identificati in libera circolazione tra i palazzi del potere (CHE OBAMA PIACCIA E' ACCLARATO, MA CHE CI RISULTI GIANNI CHIODI NON HA MIGLIAIA DI RAGAZZINE CHE GLI SBAVANO DIETRO E QUALCHE BELLA ATTRICE CHE LO IDOLATRA. L'UNICO AD AVER DETTO CHE CHIODI E' BELLO E' BERLUSCONI, MA NON E' ESATTAMENTE LA STESSA COSA DI ANNE HATHAWAY O SCARLETT JOHANSSON!)".

- "Qui in Abruzzo e in Italia le “lobbies” sono occulte. Questa storia deve finire. Come negli Usa, tutto deve essere mostrato alla luce del sole (PECCATO CHE GIANNI SIA STATO L'UNICO CANDIDATO PRESIDENTE A NON FIRMARE IL MANIFESTO SULLA TRASPARENZA DI PDN)".

- "Ai due Presidenti tocca la prova più difficile: salvare l’economia del mondo e la dignità di ogni persona (NO, IN REALTA' QUESTO COMPITO TOCCA SOLO AD OBAMA, PER FORTUNA)".

- Quando i riflettori mediatici del “giuramento” si saranno spenti, quando i lustrini, le fanfare e le bellissime ragazze pon-pon (????????????????????) non scintilleranno e danzeranno più per le vie di Washington D.C. e d’Abruzzo, Chiodi e Obama si ritroveranno a governare".

- "Con una curiosità che Chiodi dovrà pur sciogliere. Per ragioni di sicurezza e privacy gli inquilini della Casa Bianca non possono portare in dote il proprio telefonino. Obama che ha rilanciato internet a livello planetario però ha detto di non voler rinunciare al suo Blackberry. Dopo aver convinto i servizi segreti a lasciargli il telefonino e rotto una vecchia tradizione, il presidente Obama ha affermato che farà attenzione: “Qualsiasi cosa scriverò in una mail potrebbe finire sulla Cnn. Penserò bene a cosa scrivo prima di premere il tasto invio. Ma il mio Blackberry non si tocca”. Ecco, presidente Chiodi, ci permettiamo di offrirle un piccolo consiglio: faccia anche Lei molta attenzione come il Presidente Obama (SOPRATTUTTO QUANDO PARLA A TELEFONO, ALMENO FIN QUANDO NON VIETERANNO LE INTERCETTAZIONI). Uno Stato di diritto e una forte democrazia, infatti, deve (DEVONO, SEMMAI) permettersi anche un forte servizio di sicurezza interno a tutela degli Eletti (CIOE'?). L’Abruzzo, l’Italia in generale, non può permettersi errori d’ora in poi. Di alcun genere (MA CHE VUOL DIRE? NON VORRANNO MICA DIRE CHE SE DOVESSE ARRIVARGLI UN AVVISO DI GARANZIA DEVE BARRICARSI A PALAZZO CENTI CON LE FORZE DI SICUREZZA? MA E' AGGHIACCIANTE!!!)".